CON IL MEMOIR ‘ULTIMA FILA IN ALTO’, LE BATTAGLIE CIVILI E AMBIENTALI DI GIANLUCA BORDIGA

– di Federico Migliorati –

Oggi tutti lo conoscono per essere il vulcanico leader e portavoce del tavolo delle 22 associazioni a difesa del fiume Chiese e del lago d’Idro, ma molti meno sono al corrente dell’operoso e fecondo trascorso, una vita contraddistinta dall’impegno civile, ambientale, politico a tutela del territorio bresciano e precipuamente di quello spicchio di mondo costituito dalla Valle Sabbia.

In “L’ultima fila in alto”, memoir licenziato nei mesi scorsi da Echos Edizioni, Gianluca Bordiga affronta di petto il suo passato, senza nulla tralasciare, con vicende che coprono quasi un secolo e che si snodano tra il 1925 e il 2020, le due estremità temporali rappresentate dalla scoperta della malattia del piccolo Nato (il futuro padre dell’autore) e dalla recrudescenza della battaglia contro i depuratori del Garda.

Il volume è narrato in terza persona per dare maggiore distacco agli argomenti trattati e costituisce in molte parti anche un documento prezioso per testimoniare e fissare una volta per tutte i passaggi più significativi e delicati.

Passano così in rassegna le vicissitudini familiari, il forte legame con i genitori, lo sbocciare delle prime amicizie ma soprattutto l’attaccamento al proprio territorio in quel piccolo borgo di Ponte Caffaro frazione di Bagolino che vive intimamente connesso al lago d’Idro. Da una passione ancestrale prorompono così gli obiettivi di promuoverne le bellezze e le potenzialità con la costituzione e la presidenza della Pro Loco (a questo proposito come non citare che il paese del bagoss è, forse solo assieme a Montichiari, un caso unico nel bresciano con ben due realtà similari nello stesso Comune) tramite la quale valorizzare la storia, l’economia, la cultura e in seguito l’impegno politico come consigliere comunale prima e come candidato sindaco poi, la nascita del Coordinamento per tutelare il lago che gli varrà molte soddisfazioni (si pensi solo al ripristino del deflusso minimo vitale, vera e propria conquista ottenuta dopo tanta fatica coinvolgendo comuni, pro loco, enti e persino ministeri) e anche qualche delusione sul finire e ancora l’avvio dell’associazione “Amici della Terra”, ideale sbocco dopo la defenestrazione da portavoce del Coordinamento.

Le esperienze personali e pubbliche si susseguono una via l’altra e trovano una felice simbiosi in questo che l’autore chiama “romanzo realistico”, fitto di date, numeri, digressioni, minuziose ricostruzioni di fatti e situazioni.

Le ultime pagine sono cronaca contemporanea con il profilarsi all’orizzonte degli impianti di depurazione a Gavardo e Montichiari e la nascita del tavolo delle associazioni che vi si oppongono e che proprio in questi giorni sono in presidio permanente davanti alla Prefettura (e presto di stanza nei comuni coinvolti) per ribadire il no delle rispettive comunità.

L’ieri e l’oggi che si intrecciano come un solo mondo: nel libro resta l’operosa, caparbia, cocciuta battaglia ambientalista e civile che contraddistingue Bordiga, “memore” degli insegnamenti impartiti dai genitori, nel solco di quella vocazione per il territorio che è tipica delle genti dell’alta Valle Sabbia.

Leggere “Ultima fila in alto” significa in buona sostanza immergersi nelle problematiche aperte da oltre un secolo: progresso scientifico e aspetti ambientali, necessità dell’agricoltura e tutela di un bene comune che spesso cozzano fra loro, ma per i quali battersi in favore di un compromesso che tuteli persone e bellezze naturali non è così impossibile o velleitario.

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