“Ritorno a Gower” di Roberto Sanesi: l’amore per la vita e la diversità

di Federico Migliorati – 

La poesia del milanese Roberto Sanesi ha da sempre varcato le soglie del qui e ora alla ricerca di nuovi territori inesplorati per cogliere l’essenza più vera del percorso umano mai disgiunto dal “dialogo” con l’elemento naturale.

C’è tutta una bellezza sua propria da scoprire in “Ritorno a Gower”, una pregevole silloge di versi inediti risalenti in gran parte agli anni Ottanta che la casa editrice Nem di Varese ha congedato nelle librerie per la collana Presenze (86 pagine, euro 15) con la prefazione di Elio Grasso e la delicata, commovente apertura della vedova Anita Guarino.

Sono i “bagliori esistenziali” di un poeta che ha attraversato larga parte del Novecento manifestando una predilezione per il mondo anglosassone, basti pensare alle tante traduzioni di Eliot, scrittore che ebbe un ruolo decisivo nel primo Montale ermetico e che egli fu tra i primi a studiare, per proseguire con Yeats o Dylan Thomas: Sanesi, però, era figlio di una cultura cosmopolita, lontana da steccati, autoreferenzialità, compartimenti stagni. La sua fortuna critica si deve, tra gli altri, a Vincenzo Guarracino il quale ne ha approfondito in più occasioni l’attività letteraria tessendone le lodi.

Il poeta ci regala in questo libretto formato da 64 composizioni un percorso ampio e frastagliato della sua produzione, sempre attirato da quegli “spettri della poesia” che lo hanno aiutato a guardare dentro e attorno a sé.

Umanità e natura sono i due bastioni che presidiano il dire dell’autore, l’una mai disgiunta dall’altra, compenetrate si potrebbe dire: come annota bene Grasso “il respiro della terra, il suo andare da una stagione all’altra, si fa seguire dal respiro dell’uomo che scrive”.

“Bagliori esistenziali”, si diceva poc’anzi: eccoli emergere tra i versi, talvolta evocati, come una sorta di silhouette del pensiero, tra montagne e mare, anfratti naturali e voli d’uccelli, scoperte e curiosità dell’umano vivere, allucinazioni e descrizione della realtà.

Ne è un chiaro esempio “Ritorno a Gower”, la poesia eponima che dà il titolo al volume dedicata all’amico indimenticato Vernon Watkins, un florilegio di visioni e di presenze tra cielo e terra, in un prodursi di fatti atemporali, che il poeta sembra osservare da sempre.

Sanesi è stato un artista delle lettere che “ragionava” anziché “parlare”, cogliendo l’humus fertile di una poesia che vive di ricordo e di intensità, che esprime “l’amore per la vita la Diversità”, per usare le parole della moglie Anita: si pensi a “Ipotesi dell’ospite inatteso” con i pellerossa protagonisti del respiro terrestre, una sorta di ritorno alle origini di inusitata bellezza.

Una poesia sincera e attenta, quella del milanese che sta “al di là del pendio”, che non smette mai di sorprendere e affascinare.

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