“Il caso del suonatore nella notte”. Giustacchini ci porta nel 1248

In libreria il settimo romanzo del ciclo del giudice Albertano.

A maggio il nuovo “giallo” medievale.

Enrico Giustacchini? Lo conosco bene e lo apprezzo molto. È stato pure mio vicedirettore e mentore al mensile Stile Arte, diretto dall’amico Maurizio Bernardelli Curuz. Lo leggevo allora e lo leggo sempre con autentico piacere. Sapevo che era bravo, uso un termine molto diretto e senza alcuna piaggeria, così bravo che leggere i suoi libri, oggi, è come farsi portare per mano lungo l’asse del tempo.

Le indagini del “Giudice Albertano” sono intriganti, affabulanti e ben narrate e rivelano una profonda passione per storia, arte, cultura e approfondimento e una collocazione impeccabile. Cito ad esempio, la sua ultima fatica già da molto in libreria, “Il giudice Albertano e il caso del suonatore nella notte, settimo romanzo della personale e speciale saga narrata da Enrico Giustacchini. La vicenda del magistrato, diplomatico e scrittore medievale bresciano qui si dipana in una contestualizzazione rigorosa e perfetta. E, aggiungo con piacere, in un territorio che mi è molto caro per antichi avi,  mulini e mugnai.

Una vicenda intricata, che ci porta nell’estate del 1248. C’è il morto, come in ogni “giallo” che si rispetti: è Rambaldo, vecchio mercante di spezie, pugnalato nella dimora nascosta tra i boschi e i campi di Rodengo. E c’è subito il metaforico salto nel vuoto: da una finestra Giona (nome azzeccato, senza dubbio) vede quanto sta accadendo. L’assassino pare essere uno spietato automa. Così ci troviamo catapultati anche nella scienza araba, tra le pagine del “Libro della conoscenza degli ingegnosi dispositivi meccanici” di al-Jazarī. E su chi, da tempo si dedica, dopo averlo studiato, alla fabbricazione di automi: mastro Adamo, primo sospettato.

Il giudice Albertano, razionale, lucido, intuitivo, con il fedele Berengario inizia le indagini, affatto convinto che il colpevole sia mastro Adamo. Non aggiungo altro, che è già molto, in questi miei marginalia a un testo che è completo e speciale. Acquistatelo convinti e leggetelo con giusta attenzione. Trovatevi nel mezzo delle contese per il potere, corruzione, simonie e quanto altro affliggeva e investiva, in quel tempo, i monasteri cluniacensi.

Ah, e non dimenticate, per maggio è previsto l’arrivo dell’ottavo libro di Enrico Giustacchini, meglio iniziare a prenotarlo.

Enrico Giustacchini, Il giudice Albertano e il caso del suonatore nella notte, Liberedizioni, 168 pagine, 15 euro

 

Enrico Giustacchini, giornalista, critico e scrittore

Enrico Giustacchini, critico, giornalista e romanziere, è stato a lungo vicedirettore di Stile arte. Ha collaborato inoltre alla pagina culturale di Oggi e del Corriere della Sera. Attualmente scrive per il Giornale di Brescia.

Studioso delle relazioni arte-moda, ha pubblicato numerosi saggi, due dei quali – dedicati al “tonalismo” di Ottavio Missoni – raccolti in volume. Ha condotto per diversi anni, al fianco di Gualtiero Marchesi, una ricerca sulle autonome potenzialità espressive della forma nell’alta cucina; da critico, ha curato il catalogo di importanti pittori e ha realizzato i testi interpretativi di Bellezza eterna, di Alda Merini e Mimmo Rotella.

Notevoli consensi hanno riscosso in passato il libro Permette, maestro?, venticinque interviste a figure di spicco dell’arte internazionale, e i romanzi La settimana dello stupore, Il quattordicesimo verso del sonetto e L’uomo che uccise Gesù Bambino.

Il caso del suonatore nella notte è il settimo della fortunata serie di gialli con protagonista il giudice Albertano.

 

Albertano, la vita e le opere

Albertano da Brescia nasce probabilmente nell’ultimo scorcio del XII secolo e, altrettanto probabilmente, studia giurisprudenza all’Università di Bologna. Ancor giovane, entra da protagonista nelle vicende politiche della sua città, rivelando notevoli doti di diplomatico.

È fra i testimoni al giuramento dei rettori della Lega lombarda che si effettua a Brescia nell’aprile 1226; nel 1227 rappresenta il Comune in un atto di acquisto di terreno nelle adiacenze del Broletto; nel 1231 partecipa a Mantova all’assemblea plenaria della Lega, nei cui verbali è indicato con l’appellativo di iudex. In quegli stessi anni, è incaricato di una serie di inquisitiones promosse allo scopo di stabilire diritti e proprietà comunali.

Nel 1238 è inviato, in qualità di capitano di una guarnigione, a presidiare il castrum di Gavardo, minacciato dalle truppe di Federico II. Alla fine di agosto, è costretto ad arrendersi e viene condotto prigioniero a Cremona. Nei mesi passati in cattività, Albertano scrive il suo primo trattato, il De amore et dilectione Dei et proximi et aliarum rerum et de forma vitae.

È lo stesso autore a riferire tale circostanza, in una postilla all’opera: “Termina il Libro dell’amore e della dilezione di Dio, del prossimo, delle altre questioni e della forma dell’onesta vita, che Albertano, causidico bresciano di porta Sant’Agata, compilò dal carcere dell’imperatore Federico nella città di Cremona, dove era stato posto, essendo egli capitano della guarnigione di Gavardo in difesa di quel luogo per conto del Comune di Brescia, nel mese di agosto dell’anno 1238, nel giorno di sant’Alessandro (ossia, il 26, ndr), durante l’assedio alla città di Brescia del suddetto imperatore”.

Fu presumibilmente una prigionia tutt’altro che severa, se nel corso della stessa fu consentito ad Albertano di elaborare un trattato lungo e complesso, che richiedeva studi approfonditi e la consultazione di numerosi testi di vario genere. Basti pensare che il De amore et dilectione contiene oltre millecinquecento citazioni (per l’esattezza, 1597, secondo la disamina di Angus Graham): citazioni di scritti a tema religioso, di classici latini e di autori medievali, a lasciar immaginare la possibilità, per il giudice, di accedere a una fornitissima biblioteca. Magari – è, questa, una suggestione – proprio alla biblioteca di Federico, il quale, com’è noto, amava circondarsi di intellettuali ed era, egli pure, uomo di vasta cultura.

Negli anni a seguire, ecco le altre opere: l’Ars loquendi et tacendi (1245), ripresa alla lettera da Brunetto Latini nel Trésor e che, a opinione di alcuni studiosi, avrebbe influenzato anche Dante Alighieri; il Liber consolationis et consilii (1246), che riscuoterà un successo straordinario in tutta Europa, con edizioni, adattamenti e traduzioni in molte lingue, fino a diventare uno dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer; nonché cinque sermoni, il primo di essi pronunciato nel 1243 a Genova, città dove in quel periodo il nostro si trovava al fianco del podestà Emanuele Maggi.

Nell’ultimo di tali sermoni, datato 1250, Albertano ci fornisce un interessante dato biografico, dichiarando di esercitare la professione giuridica “da oltre ventiquattro anni”.

Di lui non abbiamo più notizie dopo il 1251, quando il suo nome compare nel documento che sancisce la pace tra Brescia e Bergamo, chiudendo la stagione di conflitti tra i due Comuni apertasi nel 1236.

Federico Odorici ricorda che “secondo il Mazzuchelli (Giammaria Mazzuchelli, storico del XVIII secolo, ndr), cessò di vivere verso il 1270”; “ma senza prova”, obietta Paolo Guerrini.

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