“Poesie d’amore e di dolore”, Passeo torna in libreria

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di Federico Migliorati – 

Con la nuova raccolta di versi “Poesie d’amore e di dolore” il poeta siciliano Filippo Passeo torna in libreria per i tipi della Samuele Editore nella Collana Scilla (113 pagine, euro 13, prefazione del critico Mario Famularo).

Quattro le sezioni di cui si compone l’opera, realizzata nel consueto formato tascabile tipico della casa editrice fondata e diretta da Alessandro Canzian, in cui i due sentimenti ‘opposti’ dell’amore e del dolore sono narrati in chiave autobiografica. Il primo assurge a elemento dominante nella propria esistenza tanto da travalicare le coordinate temporali e spaziali e conducendo il soggetto a coincidere con la figura amata. Nella raffinata e matura scrittura di Passeo sono dosate con acribia visioni e sensazioni, immagini frastagliate di una storia che si fa comune, un amore però alla continua ricerca della perfezione.

Proustianamente l’autore evoca, tramite il ritorno sui passi di un tempo, antichi moti di giubilo, trasformati in versi carichi di una nostalgia soffusa e increspata nel suo dispiegarsi, mentre il vuoto di una piazza dà nuova linfa all’ansia dell’assenza. Il forte afflato amoroso non rinuncia, nella poesia di questo acuto poeta, a diventare carne e senso per deificare il corpo femminile con tocchi d’acceso ed elegante, ma mai volgare erotismo. E se non è possibile descrivere e scontornare il vero significato dell’amore, ché l’autore conosce solo il proprio, è pur vero che, in ciò che è solitudine e mancanza, emerge la figura che impera, che domina il soggetto fino a che il ricordo sussume l’intera esistenza congiunta esistenza.

Anche il dolore non conosce confini come è bene evidenziato nella seconda sezione del volume dove siamo condotti in una sorta di percorso della fatica e della perdita di dignità dell’uomo. Accanto ai lutti per la scomparsa di persone care che innescano depressioni Passeo non rinuncia a scandagliare l’abominio della tratta degli schiavi, della prostituzione minorile, di un sottobosco che ancora viene tollerato in spregio a ogni minimo rispetto dell’essere umano. Dal lessico ricercato è anche la terza parte di questo caleidoscopio d’emozioni nella quale l’inquietudine, la superficialità del quotidiano, l’affannosa ricerca del  senso dell’esistenza costituiscono la cifra del verseggiare, tra il chiacchiericcio confuso e cacofonico di ogni giorno e l’infinita serie di destinazioni da raggiungere che confondono la mente e il cuore. Capita così di non sapere più cogliere la bellezza d’un fiore, assaltati come siamo dalla frenesia e dalla fallace certezza di dominare il tempo.

Una sorta di placida contemplazione dell’universo, in un tempo ove le età della vita tendono a sfiorarsi e sovrapporsi continuamente, cesellano la chiusura che innalza ulteriormente il tono e il lessico, pensiamo a quel verbo così delizioso eppure pressoché inutilizzato oggigiorno come ‘inazzurrarsi’ che ritroviamo nei versi finali, a suggello di una poesia emotiva dal notevole spessore che sa ancora volare alto, luzianamente, se solidamente sorretta dallo sguardo incisivo del suo autore.

 

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