Pier Luigi Nervi e Firenze, la Struttura della Bellezza

Vorrei ringraziare la cara amica e collega fiorentina, Gloria Chiarini, già mia caposervizio e maestra al quotidiano “La Gazzetta di Brescia”, per avermi concesso la pubblicazione di un suo articolo, coinvolgente, dedicato all’architetto e ingegnere Pier Luigi Nervi.
L’appuntamento con la sua storia personale e le sue splendide realizzazioni durerà fino al 26 febbraio alla “Manifattura Tabacchi”.
Le immagini che vedrete in pagina sono proposte per sua gentile concessione. Devo dirlo, non è un luogo comune, ma autentico entusiasmo: questa mostra va visitata.
– Firenze, di Gloria Chiarini
I suoi progetti erano i più belli, venivano realizzati nei tempi più brevi ed erano i più economici.
Inevitabile quindi che Pier Luigi Nervi (Sondrio 1891-Roma 1979) sia stato per decenni un applaudito architetto e ingegnere dal successo internazionale, anche se delle moderne archistar non aveva proprio niente, a cominciare dal carattere schivo e riservato.
Puntando su 12 opere ‘iconiche’, ce ne ricorda oggi l’importanza una mostra di modellini, plastici, disegni e fotografie curata da Alessandro Colombo e aperta fino al 26 febbraio alla Manifattura Tabacchi, una struttura degli anni Trenta che conserva nelle sue forme ricordi del primitivo progetto di Nervi. Si intitola ‘Pier Luigi Nervi e Firenze, la Struttura della Bellezza’ e fa parte di un progetto più ampio dedicato alla sua ‘Architettura come sfida’ organizzato dall’Associazione Nervi di Bruxelles e dal Laboratorio Nervi Politecnico di Milano a 30 anni dalla scomparsa del maestro (orario: lunedì-venerdì 10-17).
Nervi aveva studiato a Firenze e propriocon lo Stadio Berta, oggi Franchi, ottenne nei primi anni Trenta il successo, la fortuna critica e persino l’ammirazione di Giovanni Michelucci, che nel 1932 lo volle nella sua mostra ‘Architettura Razionale a Firenze’. Le componenti che rendono unico lo Stadio (la pensilina, la torre e le scale elicoidali)appartengono infatti anche alle riflessioni teoriche e progettuali del MIAR, il Movimento Italiano per l’Architettura Razionale, che aveva trovato in Nervi l’uomo in grado di gestire le nuove tecniche costruttive e il nuovo linguaggio architettonico nel passaggio delicato dalla teoria alla pratica.
Fra i suoi segreti è la gestione totale del progetto, dal disegno ai calcoli e al controllo del cantiere fino alla consegna dell’opera finita. Fra le sue caratteristiche operative l’uso di moduli, con una prefabbricazione strutturale abbinata ad un personalissimo uso del ferrocemento (rete metallica e tondini di acciaio di piccolo diametro ‘annegati’ in un sottile stato di cemento). Nasce così un vero a proprio ‘Sistema Nervi’ che garantisce rapidità: il Palazzetto dello Sport di Roma, commissionatogli per le Olimpiadi del 1960, viene completato in appena 7 mesi. Nervi è capace di soluzioni iperstatiche ardite affidate più all’intuizione e all’esperienza pratica che ad un calcolo preventivo rigoroso (vedi il Cinema-Teatro Augusteo di Napoli del 1924-29). Affina i suoi progetti ‘in corso d’opera’: il disegno originale per lo Stadio di Firenze risente ancora di un certo classicismo e solo passando all’attuazione pratica si vede lo sviluppo di soluzioni innovative, come le scale elicoidali che abbracciano la Torre di Maratona come se il tutto fosse una enorme scultura all’aperto.
Nella Sede Unesco di Parigi, realizzata nel 1952-58 con Marcel Breuer e Bernard Zehrfuss sotto la supervisione di 5 architetti fra cui Gropius, Roger e Le Corbusier, i suoi 72 piloni alti 5 metri e abilmente scolpiti gli varranno il soprannome di ‘Michelangelo del cemento armato’ attribuitogli dal quotidiano ‘France Soir’. È qui a Parigi che Nervi riesce e proclamare in un palazzo di rappresentanza internazionale quella maestosità del calcestruzzo che aveva sempre ricercato.
Negli anni della maturità, quelli del successo pieno e riconosciuto, oltre alla Sede Unesco arriveranno l’Aula Vaticana per Paolo VI, la cattedrale di St. Mary a San Francisco, la Torre della Borsa a Montréal, il Pirellone di Milano con Gio Ponti, due grattacieli in Australia e la sede dell’Ambasciata italiana a Brasilia. Da notare che mai realizzò una casa privata: per Nervi l’architettura è un servizio sociale, pubblico, che va condotto con rigore assoluto.
Non si capisce davvero come mai un tale personaggio sia stato condannato dopo la morte ad una specie di ‘damnatio memoriae’ che sembra dissolversi soltanto ai nostri giorni.
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