Artigiani, “radiografia Post Covid”

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“Cosa dicono, cosa pensano, come giudicano gli artigiani bresciani quanto fatto dal Governo nel periodo più acuto del Covid? Che giudizio danno in senso ampio dei provvedimenti presi, che effetti hanno avuto sul fatturato, quanti hanno dovuto chiudere?
Prova a rispondere a queste domande, un sondaggio condotto dal centro studi dell’Associazione Artigiani condotto nella seconda metà di giugno su 1500 imprese bresciane equamente dislocate nelle diverse aree della provincia e per i diversi settori.
È un carotaggio approfondito condotto con metodologia ormai collaudata e che si assegna un margine di errore del 3%.
Ci si potrebbe chiedere il senso del dare le risposte enunciate agli inizi quando, ormai, la fase acuta, come detto, è superata. Anzitutto, diciamo subito che speriamo tutti caldamente che la fase più dolorosa sia passata. Ci sono tutte le condizioni perchè così sia. Ma avere, comunque a “caldo” una valutazione delle imprese su quanto si è fatto può essere di aiuto per avere – oggi – un quadro delle difficoltà che le imprese affrontano, oltre che per predisporre eventuali correttivi per una possibile – non sia mai! – nuova crisi.
Allora: più della metà delle 1500 aziende sentite ha espresso un giudizio negativo sulle misure adottate. In particolare molto negativo il giudizio di chi lavora nell’alimentare e fra i parrucchieri; il solo settore che registra una prevalenza di giudizi positivi (il 32% rispetto al 25% negativo) è l’autotrasporto.
Particolarmente critiche le aziende della Valle Sabbia (83%) mentre la zona del Sebino è positiva al 50% seguita da quella del Garda con positivi al 34% e giudizi negativi al 33%. Sotto accusa la poca chiarezza delle norme approvate e la complessa attuazione. Troppi e non sempre chiari gli adempimenti burocratici che rendono spesso inefficaci il sostegno alle aziende.
Quanto al fatturato, un calo lo registrano il 57% delle imprese mentre per il restante 43% è stato stabile. Qui si registra una notevole differenza fra settori: gli idraulici non hanno registrato cali nel fatturato per il 78% delle imprese, la falegnameria è al 68% e l’edilizia al 58%. I settori più colpiti dal calo, invece, sono l’acconciatura (86%), l’editoria (72%) e la meccanica (67%). Per quanto riguarda le zone, il Sebino e l’Oglio ovest sono state le più colpite dal calo del lavoro.
Infine quanto alla chiusura dell’attività (chiusura subita o adottata), il 55% delle imprese l’ha attuata mentre il 12% non ha attuato chiusura alcuna e il restante 33% ha fatto una chiusura parziale.
Considerazione finale: il sondaggio conferma quanto già emerso all’indomani della approvazione dei diversi decreti, in particolare per quanto riguarda il sostegno alle aziende e al lavoro: per essere efficaci le norme devono essere poche e semplici”.
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