“Fiore di roccia”, la storia di un esercito di angeli dalle lunghe gonne

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di Silvia Valentini – Giro all’indietro la quarta di copertina e, sospirando, la adagio con delicatezza sulle trecentonove pagine che, lentamente, come i passi delle protagoniste del romanzo, “le portatrici carniche”, mi hanno rapita portandomi, in modo straordinariamente commovente ed emozionante, in un tempo antico, fra gli aspri sentieri di una montagna che non conoscevo – il Pal Piccolo – abitati da personaggi epici, sapientemente resuscitati dalla penna di Ilaria Tuti. Non il solito racconto di guerra, no. Non le solite cronache di trincea. La storia di un esercito diverso. Un esercito di angeli dalle lunghe gonne, le ali racchiuse nei corpi scarni, scavati dalla fame, dalla carestia, dalla solitudine. Angeli indomiti. Figure coraggiose che con passi accorti e silenziosi, i piedi insanguinati avvolti in calzature di lana ricamate e cucite a mano (gli scarpez), le spalle scarnificate dalle cinghie delle gerle, issate sulle loro fragili schiene con rispettosa gratitudine dagli uomini, ricolme di materiale esplosivo o del cibo più’ ambito dai combattenti: le lettere da casa, risalivano in fila indiana sentieri tanto impervi che neppure i muli li potevano percorrere. I muli no ma le piccole madri, mogli, fidanzate, sorelle con la forza inusitata di chi da sempre custodisce e protegge, si. Ha dell’incredibile ciò di cui furono capaci queste piccole grandi donne nel crudele furoreggiare di una delle tante, insensate, guerre. Ventisei mesi, fra il 1915 ed il 1917. “Anin, dicevano “senò chei biadaz ai murin encje di fan” -(andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame).

Un libro intenso, che andrebbe letto nelle scuole. Una narrazione della guerra vista da una prospettiva nuova: quella delle Donne con la D maiuscola: raramente decorate in guerra, raramente ricordate, seppure spesso ne pagassero il prezzo più’ alto. Donne, coraggiose per carattere, per necessita’, per disperazione, per attitudine interiore. Quattro, cinque ore di marcia con un peso sulle spalle che arrivava anche a raggiungere i 40 kg. Marciando su mulattiere impervie con dislivelli di 1200 metri. Partivano all’alba e scaricata la merce rientravano alle fatiche quotidiane. L’ultima di loro e’ morta nel 2005 completamente dimenticata.

Non si può’ dire di più di questo romanzo perché dire ruberebbe al lettore la gioia di entrare di persona in questa storia a conoscere ad uno ad uno i protagonisti, le protagoniste, lasciandosi condurre per mano lungo le pietraie insanguinate, le anguste trincee, sotto la neve o il fuoco nemico in un cammino narrato con il cuore. Il pianto di giovani moribondi che nell’ultimo istante invocano la madre, il tremito della paura più’ nera nelle trincee, la forza indomabile del coraggio più’ puro, quello a cui persino il nemico si inchina per rendere onore. La storia di tanti piccoli eroi, loro malgrado. Uomini chiamati e donne chiamati a sacrificare la propria vita per difendere una cosa ora così insignificante: i confini ; per salvare quella consapevolezza di appartenenza altrimenti detta “identità’ nazionale”, anch’ essa oggi considerata quasi come un disvalore. Un libro fortemente educativo. Che ci ricorda come certi valori siano eterni e la storia potrebbe chiamarci di nuovo a difenderli e ad essere di nuovo coraggiosi. Ci ricorda come anche dentro a realtà’ più grandi di noi e senza senso come la guerra, ognuno nel suo piccolo, può’ sempre fare la differenza come quello sparuto esercito con le sottane e le gerle come armatura e le piccole scarpe di lana ricamate, abbarbicate con ostinazione, come stambecchi, fra le aspre rocce friulane. Tenaci come solo sanno essere i fiori di montagna.

E’ un omaggio, alle donne di ogni guerra. Sempre silenziosamente al centro di ogni cosa seppure spesso relegate ai margini di ogni narrazione o di ogni evocazione storica. “Centoun-mila nomi nel Sacrario di Redipuglia, uno solo di donna: una per tutte” scrive l’autrice nelle note finali.

Una menzione a parte merita la scrittura di Ilaria Tuti: sapiente, potente, di rara bellezza Una storia trascinante. Un romanzo come da tempo non ne leggevo, capitatomi fra le mani per caso durante una delle mie incursioni “olfattive” in una piccola libreria ligure. Ma i libri questo fanno, ti cercano, ti catturano e ti migliorano.

Immensa gratitudine per chi l’ha scritto.

FIORE DI ROCCIA

di ILARIA TUTI

Ed. LONGANESI

(Nda) Per chi volesse, c’e’ anche un bellissimo video dell’autrice su you tube, rigorosamente da guardare a libro finito.

https://youtu.be/AhXbzUvtVLw

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