Unioncamere fotografa il 2018 delle imprese lombarde

Accelera la crescita delle società di capitali, dei servizi avanzati e di quelli alla persona.Rallentano imprenditoria straniera e femminile. Artigianato e imprese giovanili proseguono il trend decrescente

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Il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio, nell’ambito dell’analisi relativa alla demografia delle imprese lombarde nel corso del 2018 sottolinea come nella nostra regione si siano stabilizzate le iscrizioni (-0,3%) dopo due anni di calo “ma la crescita delle cessazioni, soprattutto nelle imprese individuali, determina la fine della lieve fase di crescita registrata negli ultimi anni: le imprese attive sono infatti 816.088, stabili rispetto al 2017. Accelera la crescita delle società di capitali, dei servizi avanzati e di quelli alla persona, mentre rallentano l’imprenditoria straniera e femminile; l’artigianato e le imprese giovanili proseguono il trend decrescente, che registra un ulteriore peggioramento. Risultano ancora in diminuzione le procedure concorsuali, anche se i fallimenti (-2,1%) sembrano aver esaurito la fase calante avendo ormai smaltito la lunga coda della crisi; crescono invece le liquidazioni e gli scioglimenti (+0,3%)”.

Numero imprese

Una nota di Unioncamere Lombardia precisa infatti che il numero di imprese iscritte nei registri camerali lombardi nel corso del 2018 risulta in lieve calo rispetto al 2017 (55.841 movimenti, pari al -0,3%), ma la variazione negativa è di entità inferiore rispetto a quelle evidenziate negli ultimi due anni (-3,1% nel 2016 e -2,2% nel 2017). Se quindi l’andamento delle iscrizioni sembra essersi stabilizzato, la mortalità d’impresa risulta invece in aumento: le cessazioni sono state 55.146, in crescita del +2,1%. Il risultato è un saldo solo marginalmente positivo (+695 imprese), il più esiguo degli ultimi 5 anni, che porta l’universo delle imprese registrate a 961.301 unità, mentre considerando solo le imprese attive lo stock scende a 816.088 posizioni, stabile su base annua. Sembra quindi esaurita la lieve fase espansiva che ha caratterizzato il tessuto imprenditoriale lombardo dopo il 2014 e che ha consentito di recuperare in quattro anni più di 3mila posizioni attive; ne mancano però ancora 14mila rispetto al livello massimo raggiunto nel 2008.

Agricoltura, industria, edilizia e altri servizi

Prosegue, continua la nota, la diminuzione del numero di imprese attive nei settori dell’agricoltura (-1,4%), dell’industria (-1,2%) e dell’edilizia (-0,9%). Si confermano in espansione i servizi, sebbene con qualche distinguo: il commercio in particolare evidenzia una variazione negativa (-0,9%) mentre rallentano le attività di alloggio e ristorazione (+0,5%).

Accelera invece l’ampio comparto degli altri servizi (+1,6%), che tra le sue componenti più dinamiche annovera le attività professionali, scientifiche e tecniche (+2,9%), i servizi operativi di supporto alle imprese (+2,6%), i servizi di informazione e comunicazione (+2,3%) e diverse tipologie di servizi alla persona (istruzione: +3,3%; attività artistiche, sportive di intrattenimento e divertimento: +2,7%; sanità e assistenza sociale: +2,6%).

Società

Cresce la ricomposizione delle forme giuridiche a favore delle società di capitali (più 3,4%): la loro l’incidenza sul totale delle imprese lombarde è aumentata di oltre 5 punti negli ultimi dieci anni, passando dal 25% al 30,6%: si tratta di una quota molto superiore al dato nazionale (22,9%), grazie in particolare al contributo della provincia di Milano (41,6%). A fare la spesa di questa crescita sono soprattutto le società di persone (-2,5%), ma diminuiscono anche le imprese individuali (-1,1%) che nel 2018 hanno registrato un forte aumento della mortalità (da 7,6% a 8,3%). Calano inoltre le altre forme giuridiche (-0,5%), che risentono della diminuzione delle cooperative.

Si conferma la maggiore dinamicità della provincia di Milano, che registra per il quinto anno consecutivo un incremento superiore al punto percentuale (+1,2%). Gli altri territori mostrano invece o una sostanziale stabilità (Como: +0,1%; Monza-Brianza: +0%) oppure, nella maggior parte dei casi, una diminuzione del numero di imprese: tra questi Bergamo (-0,5%), Cremona (-0,5%), Lodi (-0,5%), Brescia (-0,7%) e Lecco (-0,8%) contengono la perdita entro il punto percentuale, mentre contrazioni più pesanti riguardano Mantova (meno 1,4%), Sondrio (-1,4%), Varese (-1,2%) e Pavia (-1%).

Imprese artigiane, straniere, femminili e giovanili

Il numero di imprese artigiane attive in Lombardia nel 2018 torna a diminuire rapidamente (-1,1%): all’origine di questo peggioramento c’è non tanto la diminuzione delle iscrizioni al ruolo artigiano, che sembrano ormai in via di stabilizzazione, quanto piuttosto la recrudescenza delle cessazioni (19.588 movimenti, pari al +14,3%), che possono essere dovute alla perdita del ruolo artigiano o alla chiusura dell’impresa.

Il contributo positivo delle imprese straniere si conferma significativo ma in rallentamento (+2,3%), con una crescita che, a differenza degli anni scorsi, risulta più intensa per le attività gestite da imprenditori nati nei paesi dell’Unione Europea (+2,8%) piuttosto che per quelle controllate da persone di origine extracomunitaria (+2,3%), che rimangono comunque la grande maggioranza.

Crescono, seppur più lentamente, anche le imprese femminili (+0,5%), mentre prosegue, e si intensifica, il calo dell’imprenditoria giovanile (-3,6%), dovuto in gran parte al processo di invecchiamento della popolazione ma, forse, anche al miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro giovanile e alla conseguente minore spinta all’auto-impiego.

Fallimenti

Nel 2018, conclude la nota di Unioncamere Lombardia, le procedure fallimentari aperte sono state 2.368, in lieve calo rispetto all’anno precedente (-2,1%): prosegue quindi la contrazione dopo il picco raggiunto nel 2014, sebbene tale processo sembri ormai in via di esaurimento, anche perché i fallimenti sono tornati su livelli quasi “fisiologici” avendo smaltito la lunga coda della crisi. Ancora significativa risulta la flessione per i concordati (113 nuove procedure, pari al -12,4%), che si sono ridotti a meno di un quarto rispetto alla consistenza del 2013, e per le altre procedure concorsuali (113 procedure; -25,7%), che nel 2017 erano cresciute per via di un incremento di liquidazioni coatte amministrative delle cooperative. Tornano invece ad aumentare gli scioglimenti e le liquidazioni (16.596 procedure; +0,3%), in massima parte volontari: l’andamento di queste chiusure negli ultimi anni è stato altalenante, influenzato sia dalle aspettative degli imprenditori sui ricavi futuri sia dalle modifiche alla normativa fiscale che hanno reso più o meno conveniente la chiusura delle imprese cosiddette “dormienti” (ovvero non più operative).

Comunicato stampa

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