Sul banco il “pane fresco” si distingue da quello precotto

Dopo un iter durato 12 anni e sollecitato dal Sindacato panificatori di Brescia e provincia emanato il decreto attuativo

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Dal 19 dicembre chi compera pane può distinguere quello veramente fresco da quello conservato, precotto, surgelato o completato nella cottura nel punto vendita.
È la vittoria dopo 12 anni di battaglia del sindacato nazionale dei panificatori, su spinta della federazione di Brescia e provincia, che ha ottenuto l’emanazione di un decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso novembre per valorizzare il “vero” pane fresco prodotto nei “veri” panifici.
Si completa così un iter iniziato dopo l’introduzione nel 2006 della liberalizzazione voluta dall’allora ministro Bersani.

“I consumatori devono essere informati su che tipo di pane si apprestano ad acquistare – dice il presidente del Sindacato Panificatori di Assoartigiani della nostra provincia, Francesco Mensi, a sinistra nella foto- Il pane di giornata è fatto in un certo modo, quello surgelato è un prodotto diverso. Il calo delle attività tradizionali, soprattutto nei paesi meno serviti – ha aggiunto – è figlio della carenza regolamentare introdotta con la legge sulle liberalizzazioni”.

Regolamentazione a cui aveva cercato di mettere una pezza Regione Lombardia con una norma “che ha però dovuto scontrarsi con le enormi pressioni delle lobby della grande distribuzione – ha sottolineato l’assessore regionale Fabio Rolfi, al centro nella foto con al fianco il presidente dell’Associazione Artigiani di Brescia, Bortolo Agliardi – Mancava chiarezza sulla qualità del pane in vendita. Il consumatore deve poter scegliere in modo consapevole ciò che acquista e questo decreto interministeriale finalmente mette la parola fine alla confusione lungo una filiera alimentare ben definita”.

Per Rolfi ora serve rendere efficaci i controlli e lancia un appello ai Comuni: “formate gli agenti di polizia locale a tutela dei lavoratori artigiani del settore ma soprattutto a tutela del consumatore”.

Le definizioni di pane fresco e panificio

Il Regolamento in vigore sull’intero territorio nazionale dal 19 dicembre definisce “fresco” il pane preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o surgelazione, ad eccezione del rallentamento del processo di lievitazione, privo di additivi conservanti e di altri trattamenti aventi effetto conservante.

La denominazione di “panificio” è riservata alla sola impresa che dispone di impianti di produzione di pane ed eventualmente altri prodotti da forno e assimilati o affini e che svolge l’intero ciclo di produzione dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale.

Per il pane posto in vendita dopo la procedura di conservazione c’è l’obbligo di esporlo con una dicitura aggiuntiva che evidenzi il metodo di conservazione utilizzato (per esempio: congelato, precotto, surgelato in atmosfera modificata).

Al momento della vendita il pane per il quale è utilizzato un metodo di conservazione durante la sua preparazione o nell’arco del processo produttivo (ed è il caso più comune, quello del pane precotto che viene solo completato nella cottura nel punto vendita) deve essere esposto in scomparti appositamente riservati.

Giulio Rezzola

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