Coldiretti: annata agraria 2017/18 la migliore degli ultimi 5 anni

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I numeri dell’annata agraria 2017/2018 dell’agricoltura bresciana appena terminata evidenziano, in termini di Produzione Lorda Vendibile complessiva, il trend positivo registrato nel 2016/2017 dopo le stagioni 2014/2015 e 2015/2016 assai negative, attestandosi a 1.255.958.500 euro (più 1,55%).

Nel dettaglio, la proiezione effettuata da Coldiretti, che ha presentato i dati nella sede di via San Zeno alla presenza del presidente Ettore Prandini, segna valori di 38 milioni di euro per le produzioni vegetali; 67,5 milioni per vino e olio (dato decisamente sottostimato in quanto si riferisce al puro valore delle uve e delle olive e non comprende il maggior valore aggiunto derivante dalla trasformazione e dalla vendita diretta del prodotto finito effettuato dalle imprese agricole); 34,4 milioni per floricoltura e orticoltura; 534,8 milioni nel settore latte; 167,7 milioni per i bovini da carne; 223 milioni per i suini, in calo rispetto all’anno precedente che aveva registrato un plv di 244,4 milioni di euro così come per il comparto avicolo fermo a 169,2 milioni di euro rispetto ai 179 milioni dell’anno precedente.

“Questa annata agraria, la migliore degli ultimi cinque anni – ha sottolineato il presidente provinciale e, da pochi giorni anche presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini – non vuole dire che siamo arrivati al nostro punto massimo ma che dobbiamo porci sempre nuovi obiettivi. Dobbiamo per esempio guardare sempre più alla sostenibilità ambientale e al benessere animale; proseguire sulla strada della produzione biologica dove la nostra viticoltura è già leader a livello nazionale; continuare a diversificare le nostre produzioni come dimostrano gli incrementi delle coltivazioni di ortaggi e frutta nella nostra provincia; valorizzare la vendita di nostri  prodotti come l’olio extravergine del Garda e dell’Iseo avviando alleanze strategiche con i ristoratori, i primi in grado di promuovere le eccellenze del nostro territorio”.

Le produzioni

La nostra provincia ha una superficie totale di 478.000 ettari di cui 172.391 utilizzata dall’agricoltura (il 36%), il 36% è superficie forestale, il 28% è improduttiva.

I seminativi occupano 117.450 ettari (il 68,1% di SAU, Superficie Agricola Utilizzata) con la predominanza di mais (37.600 ettari) e mais ceroso (39.100 ettari) erba medica (10.200 ettari), frumento (6.400 ettari), soia (5.250 ettari), orzo (3.600 ettari); il 26% è per foraggere permanenti;  il 5,6% per viti, olivi vivai, semenzai e orti dove stanno crescendo le produzioni di pomodoro da industria, fagiolini freschi, orticole in serra, insalate varie, meloni, cocomeri, zucche e zucchine.

Per l’agricoltura bresciana i vari comparti zootecnici continuano a rappresentare poco meno del 90% del totale, con in testa la produzione di latte vaccino, che – per il combinato prezzo e aumento produzione – si conferma al 42%.

Brescia e la Lombardia restano leader nazionali tra le province e le regioni produttrici di latte: a livello provinciale si continua a produrre ben oltre l’11% del latte italiano con 172.039 capi ed in valore assoluto ci si attesta a 14,2 milioni di quintali (solo nel 2004 erano 10 milioni).

Per il prezzo del latte alla stalla è stato un anno in chiaroscuro: primi mesi 2018 con l’effetto positivo trascinato dal 2017, primavera ed estate con mercato pesante e interessante ripresa da settembre in poi. Tra i vari fattori della ripresa dei mercati ricadono i periodi di siccità registrati nel corso dell’anno con il conseguente calo di produzione nelle stalle del nord Europa ed una rinnovata “voglia di italianità” nel settore lattiero caseario.

Segnali più che positivi arrivano infatti dal Grana Padano: le quotazioni post ferragosto sono tutte in lento ma costante aumento, con le ultime che si attestano vicino ai 7 euro/kg (stagionatura 9 mesi). Dopo mesi di sofferenza, con valori appena sopra i 6 euro/kg, è una importante boccata di ossigeno per i produttori direttamente interessati, ma anche per l’intero comparto.

Il comparto suinicolo annovera 1.347.000 capi. Per i suini da macello (144 – 176 kg a destinazione prosciutti-DOP) la media delle quotazioni CUN (Commissione Unica Nazionale) passa da 1,66 euro/kg a 1,51, che rimane comunque un valore interessante. Preoccupano invece i cali di ottobre e novembre. Anche in questo settore sono importanti i segnali di apprezzamento delle carni e degli insaccati italiani.

Torna invece pesante il mercato dei suinetti italiani, dopo un 2017 in positivo. I tanti anni di difficoltà hanno portato il numero di scrofaie a ridursi in modo tanto consistente quanto preoccupante (79.733 scrofe rispetto alle 108.600 del 2010).

Sul comparto avicolo bresciano pesa la nuova ondata di influenza aviaria registrata nella nostra provincia da settembre 2017 a marzo 2018. Molti i casi di abbattimento forzato degli animali e ancor di più quelli bloccati da provvedimenti sanitari restrittivi. Con conseguenti danni economici. Le misure di depopolamento attuate in talune zone e l’applicazione ferrea delle prassi di biosicurezza hanno permesso di ripartire e tornare a pieno regime.

In ambito zootecnico, si conferma il sempre crescente interesse verso l’allevamento ovino e caprino (soprattutto da latte): dal 2010 al 2018 la consistenza caprina è quasi raddoppiata (da 10.200 a 19.000) ed il numero di pecore allevate è cresciuto del 30% (da 22.100 a 26.200).

Segnali incoraggianti dal settore florovivaistico. Permangono le criticità che ormai da alcuni anni attanagliano il settore: concorrenza straniera, calo degli ordini da parte della pubblica amministrazione e crollo dei consumi interni. Però la primavera 2018 ha registrato un ritrovato interesse verso il verde ed i fiori. E incoraggianti sono le premesse dell’atteso “bonus verde”, per il quale si auspica una piena applicazione nel 2019.

Continua l’interesse per le produzioni orticole: in crescita il numero di imprese che si dedicano a tale attività, talune con la prospettiva della vendita diretta al consumatore finale, altre che coltivano ortaggi da destinare al segmento della “quarta gamma” (prodotti pronti all’uso, già confezionati). Interessante il rilancio della coltivazione di piante officinali, soprattutto nelle aree di montagna. E compare la canapa.

In assoluta controtendenza rispetto al quadro nazionale, per l’olivo e l’olio extravergine di oliva, si annuncia una annata record sia in termini di qualità che di quantità. Sempre eccellente la qualità dell’olio bresciano (che rappresenta quasi il 90% dell’olio lombardo). Annata importante anche per la viticoltura bresciana. Al netto delle ancora evidenti le ferite della gelata della notte tra il 18 ed il 19 aprile 2017, si registra una raccolta ai massimi consentiti dai vari disciplinari di produzione ed una qualità delle uve che lascia ottimi auspici per quanto si troverà in bottiglia. In termini di quotazione delle uve, rimangono importanti i valori in zona Franciacorta, mentre si registra una battuta di arresto per quanto riguarda le uve atte a produrre Lugana.

In questi due comparti va sempre ricordato che – a livello di dati aggregati analogamente ai settori di vino e olio – non è sempre possibile rilevare il valore aggiunto che molte imprese agricole realizzano nell’accorciamento della filiera con la vendita diretta o con le opportunità offerte dalla multifunzionalità (attività agrituristica, fattorie didattiche, tutela del verde e del territorio, trasformazione diretta con minicaseifici e spacci aziendali, etc…).

Le filiere

  1. Tornando ai dati dell’agroalimentare bresciano, è bene evidenziare che non per tutte le filiere c’è una uguale valorizzazione “in loco”: si passa dalle olive e dall’uva che vengono per la quasi totalità trasformate e valorizzate nelle cantine  e nei frantoi della nostra provincia, alla filiera suinicola che non ha impianti di macellazione nella nostra provincia. E sono numeri importanti, di animali che concorrono alla produzione delle DOP Prosciutto di Parma e Prosciutto di San Daniele. E lo stesso discorso vale anche per i bovini da carne: nella nostra provincia vi sono importanti impianti di macellazione, ma molti capi vengono macellati in impianti fuori provincia e fuori regione.

Discorso a parte per la filiera lattiero casearia: nella nostra provincia operano 50 primi acquirenti riconosciuti (26 cooperativi e 24 privati) che lavorano gran parte del latte prodotto a Brescia. Ma molto latte bresciano finisce anche nei impianti di lavorazione fuori provincia e fuori regione. È bene sottolineare che Brescia è nella area di produzione delle DOP Grana Padano, Taleggio, Quartitolo, Gorgonzola, Salva Cremasco, Silter e Nostrano della Val Trompia. E vi sono anche oltre 400 produttori di latte che trasformano e vendono direttamente al consumatore finale, in montagna ma anche in pianura.

Occupazione

Infine una occhiata al livello occupazionale della nostra agricoltura: in piena crisi generale e congiunturale, è interessante notare come nel periodo 2009 – 2017 il saldo di occupati sia significativamente in positivo, con i circa 1.200 lavoratori autonomi in meno ampiamente compensati dai 4.100 nuovi dipendenti. I dati INPS sono importanti e rappresentano gli occupati professionali e i dipendenti. Da non dimenticare le migliaia di altre realtà agricole – condotte a livello part –time o da coltivatori pensionati – che svolgono comunque un insostituibile ruolo di tutela e salvaguardia del territorio e dell’ambiente.

Giulio Rezzola

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