Studio Passantino: “Post-crisi, l’impresa è in buona salute”

La realtà bresciana?“vivace, anche se in sé è piena di contraddizioni

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Antonio Passantino è stato per oltre 18 anni, dal 1998 al 2016, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Brescia ma, ancor di più, è da 40 anni che si occupa di consulenza e assistenza alle imprese in crisi. Non solo nella nostra provincia, anche a livello nazionale con il suo Studio di via Diaz (nella foto: lo staff al completo) ha affrontato e risolto importanti procedure concorsuali o di risanamento aziendale: basti citare come esempi Fin-Beton, ATB, Ocean, Finmatica. 

Un bagaglio d’esperienza tale da essere un professionista ideale per una chiacchierata a tutto campo sulla situazione industriale bresciana post crisi, inquadrandola nel contesto nazionale, sia politico che economico. Abbiamo quindi affrontato questi argomenti con Antonio Passantino volendo in primo luogo inserire la realtà bresciana (“vivace, anche se in sé è piena di contraddizioni”, dice) nello scenario nazionale, per poi affrontare in un secondo tempo aspetti più mirati della reazione della nostra industria ai momenti difficili.

L’opinione

Per Passantino “la crisi ha colpito duro, con un alto tasso di dissesti e fallimenti, ma il sistema imprenditoriale bresciano è sopravvissuto e ora possiamo dire che è in buona salute”. 

Chi è crollato? “Quelle imprese che dieci anni fa, al manifestarsi delle prime avvisaglie, erano già fuori mercato, soprattutto a causa della concorrenza straniera”. Chi si è salvato? “Alcune di quelle che, possiamo dire, erano border-line ma hanno avuto la capacità di ristrutturarsi”. Chi ha superato la crisi senza particolari affanni? “Quelle belle, che si sono addirittura rinforzate” aumentando le proprie quote sui mercati nazionali ed esteri”.

Banalità, forse, ma in quel contesto non si devono dimenticare le politiche economiche e fiscali attuate, diciamo da sempre, in Italia.

Chi fa impresa in Italia – continua Passantino – non è mai stato aiutato dallo Stato. La mia “antica” esperienza professionale mi ha fatto vivere mondi diversi e il primo male che ho sempre diagnosticato è la burocrazia. Un’autentica palla al piede che tende a paralizzare l’attività e lo sviluppo di ogni impresa”.

La burocrazia

Un’azienda – sostiene Passantino – oggi può cadere anche per colpa della burocrazia, un sistema che causa distorsione della concorrenza sui mercati internazionali. Aspettare un anno per avere un permesso ti mette fuori gioco quando altri Paesi ci mettono qualche settimana a risolvere gli stessi problemi”.

La burocrazia – osa dire – è “il controstato”, da sempre alimentata da una classe politica (a partire dal livello nazionale fino al quartiere di una città) che ha un Parlamento con il maggior numero di deputati al mondo e che alimenta di continuo una struttura a piramide che, dal vertice alla base, ingrossa sempre più le fila del sistema amministrativo pubblico”Questa “autoalimentazione” ha favorito la moltiplicazione dei centri di potere e dell’occupazione di burocrati, ma alle imprese ed al paese ha portato solo danno.

Ecco quindi che quando diminuiranno burocrazia e la possibile corruzione, che spesso ne è una conseguenza, il Paese avrà prospettive migliori”.

L’innovazione

Siamo usciti dalla crisi ma se guardiamo all’Eurozona siamo tra gli ultimi nella crescita. Il mondo è cambiato, gli equilibri cambiano. La vera scommessa è come potremo tornare ad essere tra i primi?L’industria si sta agglomerando. Le grandi aggregazioni ora sono il plus per l’economia industriale di oggi. Il mercato è il mondo intero e quindi vince chi riesce a trovare i “rami” di penetrazione nel contesto globale della economia. Ovviamente deve essere forte, determinato, con un alto livello di ricerca”.

Ecco un altro punto: l’innovazione.

Ci riescono le grandi industrie, che hanno centri di ricerca al loro interno, mentre le piccole aziende fanno più fatica ed è questa una delle ragioni per cui si deve superare questa disuguaglianza. Le PMI sono il nostro tessuto e la nostra ricchezza. Oggi hanno bisogno di Centri di Ricerca perché averlo in azienda è per esse un costo insostenibile. Al riguardo ricordiamo che a Brescia ne è attivo uno tra i pochi in Italia: il CSMT Gestione che, in collaborazione con l’Università locale, effettua ricerca per le PMI fornendo loro un servizio sempre più indispensabile”.

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