Pmi, digitalizzazione e burocrazia

Interviene il presidente di Apindustria Brescia, Douglas Sivieri

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Sui temi della digitalizzazione delle PMI, il peso della burocrazia nelle loro attività, l’avvento della “Quarta rivoluzione” industriale interviene il presidente di Apindustria Brescia, Douglas Sivieri, con una propria nota che riportiamo integralmente.

Digitalizzazione e burocrazie, ovvero la strada stretta ma necessaria per aiutare le PMI

Moody’s ha abbassato le stime di crescita del Pil italiano (dall’1,5% all’1,2% per il 2018), l’Ocse ci ha ricordato che l’Italia è l’unica che rallenta (dallo 0,3% allo 0,2%% nell’ultimo trimestre rispetto al precedente) tra le grandi economie e il nostro debito continua a volteggiare verso cime quasi ineguagliate (2.323 miliardi di euro gli ultimi dati!). I numeri non sono sacre scritture, ma tener conto dei fondamentali aiuta a capire la direzione di marcia che bisognerebbe tenere. Al momento non molto chiara a tutti.

Non ci siamo strappati le vesti in modo pregiudiziale quando è nato questo governo e continueremo a non farlo ora, nonostante i primi cento giorni non siano stati certo ricchi di novità operative e vengano ricordati dagli imprenditori soprattutto per il cosiddetto decreto dignità che, più attento alla comunicazione che alla sostanza, ha introdotto vincoli probabilmente inutili e forse anche controproducenti sul lavoro a termine.

Adesso la discussione sul documento di economia e finanza sta entrando nel vivo e questo, senza ombra di dubbio, sarà il vero banco di prova della nuova coalizione. Le promesse elettorali sono state una cosa, il contratto un’altra ancora, più somma che sintesi, adesso è il tempo delle decisioni. Che devono essere certamente adeguate al principio di realtà ma possono essere comunque significative. Due le strade che vorremmo vedere seguite: da un lato operare in tutoraggio sulle piccole e le medie imprese, l’ossatura produttiva del Paese, nel processo di innovazione; dall’altro generare finalmente il necessario e doveroso percorso di semplificazione burocratica.

Su quest’ultima e sugli effetti che si potrebbero ottenere semplificando (e non spendendo) basti ricordare il dato, stima ufficiale del ministero della Funzione Pubblica, che le piccole e medie imprese pagano più di 30 miliardi all’anno soltanto per riempire moduli. Altrettanto importante è il sostegno alle imprese nella cosiddetta quarta rivoluzione industriale. In questi anni tante piccole e medie imprese hanno mutato profondamente pelle, mettendo al centro come mai avevano in passato conoscenze, nuovi processi produttivi, nuovi modelli di business, recuperando di conseguenza produttività e portandosi ai migliori standard europei.

Molte altre imprese hanno però ancora bisogno di essere aiutate in questa trasformazione, anche con incentivi e sostegni. L’ultimo rapporto sulla competitività dell’Istat ci ricorda che in Italia, ancora oggi, quasi due imprese su tre siano da considerare «a bassa digitalizzazione». I provvedimenti, pur positivi, su ammortamento e iperammortamento fatti dai precedenti governi, sono stati intercettati solo in parte dalle piccole e medie imprese, premiando invece in misura maggiore le imprese più strutturate e di maggiori dimensioni. Su tali aspetti, a parità di spesa, molto si può fare. Allo stesso modo, sempre nella stessa ottica e allargando lo sguardo oltre all’impresa, molto si deve fare per la formazione e l’acquisizione di nuove competenze. L’Italia è oggi uno dei Paesi europei con la più alta percentuale di NEET, di giovani che non studiano, non lavorano e non fanno corsi di formazione: più di uno su quattro, contro una media europea inferiore al 15%. Allo stesso modo l’Italia è anche uno dei Paesi con la più bassa percentuale di laureati, soprattutto nelle discipline scientifiche ed economiche (il 25%, contro il 37% della Germania), che sono poi quelle più appetibili e spendibili.

Se Quarta rivoluzione industriale sarà, inutile ricordarlo, questa sarà solo se ci saranno le competenze adeguate e se verranno coinvolte tutte le PMI. Un duro compito per questo governo, per qualsiasi governo, una strada necessaria ma credibile da percorrere. Lo richiede la situazione in cui continua a versare l’economia italiana, che è in timida ripresa ma non sicuramente solida come dovrebbe e come tutti invece vorremmo.

Douglas Sivieri, Presidente Apindustria Brescia

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