Come un Millennial può fare impresa? Con #StopWhining!

Intervista a Marta Basso

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Giovane. Determinata. Coscienziosa. Così la cafoscarina venticinquenne è diventata portavoce mediatica dei millennials, volto di una generazione troppo spesso passata per disillusa e di rado chiamata al confronto. Marta non ci sta e, forte della laurea in Economics and Management e di un master della Hult International Business School conseguito tra Londra e San Francisco, chiama a raccolta i suoi coetanei dal web. Parola d’ordine: smetterla di lamentarsi, piangersi addosso e avere paura. In una: #StopWhining! Incuriositi dai suoi video, stimolo a chi voglia mettersi in gioco e, nonostante la giovane età, fare impresa (sono oltre 10mila a seguirla), abbiamo deciso di conoscerla meglio.

Sei una ‘v-blogger’. Che cosa significa in senso stretto e per te?

“V-logger è chi produce contenuti blog a mezzo video: una soluzione comunicativa strettamente personale, basata su rapidità e quotidianità. Lo trovo il modo migliore per condividere i miei pensieri e le mie idee, alimentare un sano dibattito e fare network. Entro il 2021 quasi l’80% dei contenuti online sarà su audiovisivo. Filmati brevi e concisi, pillole d’informazione e opinione”.

I tuoi video si possono definire “motivazionali”? 

’#StopWhining!’ è in effetti un messaggio fortemente motivazionale, ma non vuol essere solo quello. Non m’interessa fare business o proseliti. Quello a cui punto è stimolare la call to action, spingere cioè le persone a credere e attivarsi per realizzare i propri desideri. Mi rendo conto che tutta questa ‘positività’ possa quasi risultare stucchevole, ma la negatività non aiuta, e bisogna smettere di lamentarsi”.

 Il tuo #StopWhining come nasce ma, soprattutto, come crescerà?

“Ha preso il la nel 2015, durante un’estate in cui ho sperimentato moltissimi cambiamenti nella mia vita. Mi ero laureata e trasferita a Londra per approfondire alcuni studi: un percorso che è costato sacrifici tanto a me quanto alla mia famiglia. Ed è stato allora che ho realizzato come lamentarmi non servisse a nulla. Dovevo puntare all’obbiettivo, credere in me stessa e guardare a avanti. Ho cominciato a condividere i miei propositi sul web, mettendone a parte soprattutto i coetanei. Oggi #StopWhining è un marchio registrato dall’ampia identità che mi porta a intervenire ad eventi e convegni, a fare consulenza nelle aziende sia per servizi digitali che per l’inclusività dei millenials nelle strategie aziendali. Nel prossimo futuro punterò ancor più sul made in Italy e sull’avvicinamento dei giovani all’impresa, ma per ora non posso dire di più…” 

 Parliamo allora di millenials: fatti salvi data di nascita, tecnologia, web, social        e crisi economica, come li/vi definiresti?

“Mi piace pensare che siamo ‘necessariamente potenziali e potenzialmente necessari’. Da un lato molti di noi non hanno ancora avuto l’occasione di dimostrare il proprio valore. Scontiamo un po’ di pregiudizio, ma anche l’erronea convinzione, dovuta alle nuove tecnologie e al web, che le cose si ottengano con facilità. Non tutti sono disposti a sporcarsi le mani, e in questo sbagliano di grosso. Di contro, nel 2035 oltre 75% della forza lavoro sarà composta da millenials. Saremo lavoratori e consumatori. Le aziende che oggi non prendono in considerazione esigenze, abitudini, caratteristiche, strumenti di attraction e ritention della nostra generazione, potrebbero in futuro pagare a caro prezzo il loro disinteresse”. 

La tua formazione ha molto risentito dell’impronta genitoriale: qual è l’insegnamento più importante che hai ereditato dai tuoi?

“Da mia madre ho ereditato la passione per la lettura e una costante curiosità del passato, fondamentale per capire il mondo di oggi. Da mio padre, invece, lo spirito imprenditoriale e l’abitudine a chiedere sempre, senza vergogna. In Argentina si usa dire che ‘al bambino che non piange non viene dato da mangiare’. È così. Ai miei coetanei raccomando sempre di chiedere, e se ci dicono di no farci indirizzare a qualcun altro, senza demoralizzarsi”.

La geografia, una delle materie spesso più sottovalutate, è invece tra quelle che più sembrano averti formata. Come mai?

“Era una delle materie insegnate da mia madre, mentre mio padre ha sempre viaggiato molto per lavoro. Uno dei primi regali che mi ha fatto, non a caso, è stato un atlante. E forse anche per quello, una volta cresciuta, ho desiderato conoscere il più possibile il mondo. Mi sono resa conto che è utilissimo anche per fare impresa: è fondamentale conoscere l’ambiente in cui si opera, il suo contesto fisico, politico e geografico, tradizioni e abitudini. sapersi adattare. Credo che proposte formative importanti per i giovani come L’Erasmus dovrebbero sempre più essere sottese a una conoscenza a 360° dei luoghi di destinazione”.    

Un anno fa sei diventata CEO di Adecco per un mese: com’è nata quest’esperienza e cosa ti ha lasciato?

“Tramite un’ottima targetizzazione dell’iniziativa su Facebook, dopo un lungo processo di selezione, ho avuto in sorte di vincere questo concorso proprio grazie al mio #StopWhining!. Ne ho guadagnato una conoscenza del mercato delle risorse umane davvero unica per una persona della mia età. Ho imparato a confrontarmi e relazionarmi con persone molto più esperte e grandi di me. Dopo esser stata lanciata mediaticamente come rappresentante dei millenials nel mondo del lavoro, ho dovuto in breve comprenderne l’onere, maturare adeguati senso di responsabilità e consapevolezza. Ma ho compreso anche quanto il mio messaggio potesse essere contagioso e virale”.

Quando ti si chiede come ti vedi tra 10 anni parli di una ragazza con la valigia. Ma fra 20? E 30?

“Prima o poi dovrò e vorrò farmi una famiglia, ma spero di mantenere la stessa curiosità nei con fronti del mondo e delle cose. Mi auguro anzi che maturare esperienze mi porti ad azioni di mentoring ancora più efficaci”. 

 “Nati” con la crisi. Come vedono i tuoi coetanei il futuro dell’Italia? 

“È ormai chiaro a tutti che non conosceremo le soddisfazioni e la crescita lavorativa o imprenditoriale di molti dei nostri genitori. In chi vive soprattutto in provincia, come me, avverto inoltre una profonda incertezza del domani. A mio avviso molto si deve allo scollamento della politica e della scuola dal mondo del lavoro”. 

Tre cose che salveresti e tre che cambieresti degli imprenditori italiani.

“Va di certo apprezzata la nostra creatività e la capacità tutta italiana di saper ancora sognare. Abbiamo il pregio di saper resistere con tenacia ai momenti di crisi e, al bisogno, fare squadra, distretto, valorizzare il territorio. Di contro gli imprenditori di casa nostra dovrebbero dare maggior fiducia ai giovani, invece che adottare una mentalità ‘old school’, e smettere di lamentarsi della gravosità delle tasse ma alzare la voce e agire per ottenere un cambio di rotta”.

Fuga di cervelli: qual è la giusta chiave di lettura?

“All’estero non c’è l’Eldorado. A Londa, quando ci abitavo, i camerieri e i lavapiatti parlavano solo italiano e spagnolo. È un’esperienza che può essere molto formativa (per me è stato così), ma è davvero utile quando non ci s’impone di doverla fare o continuare a tutti i costi. E se è vero che studiare, lavorare e fare azienda in Italia è più difficile, la cosa migliore a mio avviso è acquisire idee e conoscenze nell’ottica della loro esportabilità. Dall’Italia all’estero ma anche viceversa… Sperando che anche la politica aiuti questo spirito d’iniziativa“.

Qui l’ultimo video di Marta, in cui annuncia il lancio di “#StopWhining #StartReading”, una rubrica di consigli librari per tutti i Millennials.

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