“Finanza e Terzo Settore”, Osservatorio UBI Banca

L'evoluzione del fabbisogno finanziario del Terzo Settore italiano

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L’Osservatorio UBI Banca su “Finanza e Terzo Settore” ha pubblicato il settimo rapporto annuale curato dall’Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit  (AICCON) sull’evoluzione del fabbisogno finanziario del Terzo Settore italiano. 

Dopo le analisi dedicate a cooperazione sociale, associazionismo, fondazioni, imprese sociali aventi forma giuridica di “srl”, ibridi organizzativi a matrice cooperativa e associazionismo di grandi dimensioni, nel 2018 l’attenzione si è concentrata sui fabbisogni finanziari e le prospettive evolutive di due importanti gruppi che compongono l’imprenditorialità sociale italiana: le cooperative sociali e le startup innovative a vocazione sociale (SIAVS).

La VII edizione dell’indagine, riferita all’anno 2017, è stata realizzata attraverso un questionario distribuito ai responsabili di 250 cooperative sociali e consorzi di cooperative sociali e di 50 SIAVS.

Settori considerati e campione analizzato

La ricerca prosegue il lavoro di analisi sulle cooperative sociali avviato negli anni precedenti, tenendo però conto delle novità introdotte dalla riforma del Terzo settore (L. 106/2016), che ora le identifica come imprese sociali “di diritto”. Si tratta di un segmento che, come dimostrano gli ultimi dati Istat pubblicati a dicembre 2017 (e riferiti al 2015) continua a pesare molto all’interno del Terzo Settore italiano: le istituzioni non profit attive in Italia sono 336.275 e complessivamente impiegano 788.126 dipendenti e coinvolgono 5.528.760 volontari: di queste, 16.125 sono cooperative sociali che contano 416.097 dipendenti e 43.781 volontari.

L’Osservatorio offre inoltre un punto di vista privilegiato su quel nucleo di startup innovative (L. 221/2012) che operano nei settori delle imprese sociali ex lege e perseguono finalità che si ripercuotono sul tessuto sociale. Queste realtà, secondo i dati di Unioncamere, sono 173 di cui il 92,5% è costituito da società a responsabilità limitata e il 7,5% da cooperative.


Il focus sulle cooperative sociali

La cooperazione sociale italiana evidenzia alcuni elementi interessanti. Da un lato la crescita per il 2018 delle previsioni di entrate derivanti dai rapporti con il pubblico (+7,6%); dall’altro un ulteriore miglioramento delle previsioni di crescita (+10% rispetto all’anno precedente) delle entrate da vendita di prodotti e servizi sul mercato. Ciò  a conferma di un crescente orientamento della cooperazione sociale italiana verso una domanda che mira a raggiungere la propria sostenibilità economica.

Inoltre è in aumento la richiesta da parte delle cooperative sociali di servizi bancari basati sulle tecnologie digitali ICT (Internet Banking, POS, firma digitale) e di supporto in termini di sviluppo di servizi rivolti alla raccolta fondi. Anche se in calo rispetto allo scorso anno (-6%), le cooperative sentono in particolare la necessità di supporto alla raccolta fondi (lo affermano quasi 7 cooperative su 10): un dato che può essere letto come una richiesta di supporto in termini di competenze finanziarie di cui talvolta le organizzazioni del Terzo settore non sono totalmente padrone.
In crescita anche la richiesta di supporto in termini di servizi di fidelizzazione degli stakeholder (+1,1%) sull’utilizzo dei servizi bancari-assicurativi (+0,4%).

In aumento anche il dato relativo alla consapevolezza del tema della finanza a impatto sociale. Quasi una cooperativa su 3 dichiara di conoscere questo genere di strumenti, soprattutto grazie al “passaparola” esistente nel mondo del Terzo settore piuttosto che attraverso un diretto approfondimento del meccanismo di funzionamento di questi strumenti. Tra coloro che dichiarano di conoscere gli strumenti di finanza a impatto sociale, oltre 7 su 10 dichiarano di essere interessati ad utilizzarli.

Per quanto riguarda gli investimenti, nel 2018 le cooperative sociali prevedono una contrazione del 6,4% rispetto all’anno precedente, con inversione del trend positivo di crescita registrato nel triennio 2014-2016. Tra chi prevede investimenti (il 54% del campione) l’autofinanziamento si conferma la principale fonte di copertura (45,4%, più 4,5% sull’anno precedente) a fronte di esigenze di sviluppo e di investimento, seguito dai finanziamenti bancari (35,3%; più 4,3%). Sempre su questo fronte, 7 intervistati su 10 ritengono che gli strumenti cooperativi di sistema come fondo mutualistico (intervento in capitale di rischio, erogazione mutui agevolati, contributi a fondo perduto, convenzioni con strutture finanziarie finalizzate alla moltiplicazione di risorse, microcredito), Cooperazione Finanza Impresa – CFI) possano essere la soluzione migliore per aumentare gli investimenti da parte della cooperazione sociale.


Il focus sulle startup innovative a vocazione sociale

Le startup innovative a vocazione sociale (SIAVS) sono state esaminate rapportandole alle analogie esistenti tra le start up costituite con forma giuridica di società a responsabilità limitata (Srl) e quelle in forma cooperativa, nonché rispetto al mondo della cooperazione sociale.

Per il 2018 quasi 6 SIAVS su 10 prevedono un andamento in crescita nelle entrate derivanti da contributi, convenzioni, rapporti con l’ente pubblico, donazioni e, in generale, delle entrate non derivanti da scambi sul mercato (più 43,2% sullo stesso dato relativo alle cooperative sociali). Osservando i dati rispetto alle forme giuridiche assunte dalle SIAVS, sia per realtà costituite in forma cooperativa sia per le srl, le previsioni relative alle entrate da contributi, convenzioni, donazioni e rapporti con la pubblica amministrazione sono prevalentemente di crescita: quasi l’86% per le cooperative e quasi il 54% per le Srl.  Per il 2018 circa 9 SIAVS su 10 prevedono un aumento delle entrate da scambi sul mercato (più 51,2% sullo stesso dato relativo alle cooperative sociali), connotando così tale tipologia di impresa di una forte natura commerciale confermata anche dall’inesistenza di realtà di questo tipo che non hanno rapporti con il mercato. In particolare, a dichiarare le migliori previsioni di crescita sono le SIAVS aventi forma giuridica di cooperativa (100%).

Il grado di utilizzo dei servizi offerti dalle banche e l’interesse in termini di sviluppo di nuovi strumenti da parte delle SIAVS si discosta notevolmente rispetto a quanto rilevato per il mondo della cooperazione sociale. Seppure anche in questo caso i servizi maggiormente utilizzati siano quelli digitali (86,0%;  meno 10% rispetto al campione di cooperative sociali), l’utilizzo dei restanti strumenti caratterizza le SIAVS nel raffronto con le cooperative sociali. Le prime, infatti, fanno registrare rispetto alle seconde una più elevata intensità di richieste di finanziamento sia per investimenti (+13,6%) sia per attività (+2,4%), così come il dato sull’utilizzo di servizi bancari assicurativi (+5,6%). Relativamente allo sviluppo di nuovi strumenti da parte degli istituti di credito, invece, l’orientamento principale va nella direzione dello sviluppo di strumenti di supporto alla raccolta fondi (34,0%; -34,6% sulle cooperative sociali).

Oltre 2 SIAVS su 5 (più10,4% rispetto alle cooperative sociali) dichiara di essere a conoscenza degli strumenti di finanza a impatto sociale: utilizzano però tali strumenti 7 realtà su 10 (meno 2,4% rispetto al mondo della cooperazione sociale). Quasi la totalità delle SIAVS rispondenti (+42,0% sulle cooperative sociali) dichiara di avere in previsione investimenti per il 2018, in coerenza con il loro ciclo di vita. Tra chi prevede investimenti nei prossimi 12 mesi (96% del campione), oltre un terzo delle realtà interpellate (-11,0% rispetto alla cooperazione sociale) li coprirà attraverso autofinanziamento. Il ricorso a soggetti privati costituisce la seconda fonte di copertura dei finanziamenti delle SIAVS oggetto di analisi (28,1% contro il 6,6% delle cooperative sociali), a seguire i finanziamenti pubblici (24,0%; +11,3% rispetto alle cooperative sociali) e il ricorso alle banche (13,5%; -21,8% rispetto alle cooperative sociali).


Alcuni commenti alla ricerca

Vincenzo Algeri, responsabile area UBI Comunità di UBI Banca ha sottolineato come “l’Osservatorio conferma come qualità, personalizzazione e diversificazione specialistica dell’offerta bancaria siano indispensabili per costruire un rapporto di lungo periodo con il mondo dell’impresa sociale e del non profit in generale.” Il Terzo Settore infatti “si conferma resiliente” ma al contempo “incorpora crescenti elementi d’innovazione: aumentando il peso ed il valore delle reti nel promuovere beni e servizi comunitari, il sociale entra come fattore caratterizzante in filiere tradizionali producendo una nuova generazione di servizi (agricoltura sociale, abitare sociale, welfare culturale, turismo sociale e via dicendo)”. 

“La tecnologia e le nuove competenze” inoltre “stanno modificando sensibilmente i modelli organizzativi e il ciclo di vita delle nuove imprese sociali e infine lo scopo sociale viene sempre più misurato in termini d’impatto”. 

Algeri ha ricordato come UBI Banca, attraverso la sua divisione UBIComunità, abbia scelto di porre crescente attenzione a questo scenario in profonda trasformazione, tanto che “dal 2016, nell’ambito del Piano Industriale e del progetto Banca Unica, il raggio di azione di UBI Comunità si è esteso anche al modo degli enti pubblici e dei sistemi associativi, oltre al comparto del Terzo Settore”.

Guido Cisternino, responsabile Terzo Settore ed Economia Civile di UBI Banca ha voluto invece concentrarsi sul ruolo che una nuova generazione di imprese sociali “che nascono su paradigmi sociali e su competenze diverse dal passato” abbia trovato riconoscimento nella Riforma del Terzo Settore. “Benché il numero e il peso di queste start up sociali sia ancora limitato – sottolinea Cisternino – pensiamo sia l’inizio di un processo destinato a crescere sotto la spinta della tecnologia, sempre meno costosa, e di una nuova generazione di giovani imprenditori”. In questo contesto, conclude, Cisternino “UBIComunità ha inteso il suo ruolo non tanto come mero erogatore di servizi, ma come co-attore di un sistema più ampio che costruisce reti, supporta scelte e progetti d’investimento, condivide competenze e intermedia relazioni territoriali fra soggetti economici e comunità”. In questo senso “si propone come partner di tutto l’universo dell’imprenditorialità sociale riconoscendola come valore nella diversità delle varie forme d’impresa e si pone l’obiettivo di supportare investimenti orientati all’impatto sociale e di sostenere percorsi di imprenditoria sociale legati allo sviluppo locale, di comunità e nuove filiere”.

Paolo Venturi, direttore AICCON, sottolinea l’importanza dell’Osservatorio per comprendere meglio le dinamiche in atto: “la ricerca e l’osservazione sul campo ci dicono che le imprese sociali nascono e si sviluppano dentro circuiti fiduciari e collaborativi. In questo senso, allora, servono reti di nuova generazione per accompagnare e scalare nuove progettualità sociali”. Per questa ragione, secondo Venturi la banca dovrà essere sempre di più un partner per costruire reti e intermediare relazioni nel territorio”.

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